Il condono dei migliori : Pro e contro di uno dei primi provvedimenti del nuovo Esecutivo, tra pace fiscale e giustizia sociale

Il condono dei migliori : Pro e contro di uno dei primi provvedimenti del nuovo Esecutivo, tra pace fiscale e giustizia sociale

a cura di Roberta Becchimanzi

Pubblicato su “Punti Di Vista – Marzo 2021” (link: https://ita.calameo.com/read/0062621950ea8895b7579)

Nella conferenza stampa del 19 marzo 2021 Mario Draghi ha annunciato l’approvazione in Consiglio dei Ministri del c.d. “Decreto Sostegni” che prevede misure urgenti per l’economia e la salute, per un valore di 32 miliardi. Si tratta di fondi derivanti dallo scostamento di bilancio già approvato dal Parlamento a inizio anno, ma l’approvazione del relativo decreto era slittata a causa della crisi del Governo Conte II. Una parte dei fondi stanziati servirà a garantire il sostegno di aziende e lavoratori colpiti dalle conseguenze della pandemia, ad esempio con il rifinanziamento della cassa integrazione e con la proroga del blocco dei licenziamenti. Nel decreto tanto atteso, però, è stato inserito anche un condono fiscale delle cartelle esattoriali risalenti al periodo che va dal 2000 al 2010, per un importo complessivo non superiore ai 5mila euro e solo per chi al 2019 ha dichiarato di aver percepito un reddito non superiore a 30mila euro annuali. Perciò se, per esempio, nel 2009 non hai pagato una multa e lo Stato ha tentato più volte di riscuoterla senza riuscirci, e se nel 2019 hai dichiarato meno di 30mila euro (cioè non più di 2.500 euro al mese), quella multa non la devi più pagare. Oltre alle multe per violazione del Codice della strada, la misura interesserà anche bolli auto, quote Imu e Tari, e sembra anche i canoni di concessione degli spazi pubblici. Quando l’utilità dell’annullamento di debiti totalmente o parzialmente inesigibili è stata messa in dubbio, Mario Draghi ha risposto che l’idea è proprio sgravare l’Agenzia delle Entrate del peso dei controlli e consentire così alla riscossione di concentrarsi sulle pratiche effettivamente esigibili.  Se lo scopo era alleggerire l’Agenzia delle Entrate, sarebbe bastata una norma ad hoc per consentirle di differire l’esecuzione dei cosiddetti crediti in sofferenza. Con la cancellazione di tutte le cartelle fino al 2010, invece, si arriva al paradosso di annullare anche tutti i debiti che lo Stato stava iniziando a riscuotere, anche se a rate. Proprio prendendo atto della non efficienza del sistema di riscossione, il Presidente del Consiglio ha annunciato una futura riforma di revisione del meccanismo di controllo dei crediti non riscossi, i cui criteri dovranno essere presentati al Parlamento dal Ministro dell’Economia, entro 60 giorni dall’entrata in vigore del Decreto Sostegni. Per adesso i dubbi sul condono rimangono. I sostenitori della rottamazione ritengono che sia stato impropriamente chiamato condono dato che comunque si tratta di crediti che lo Stato non avrebbe mai recuperato. I dati sono questi: il carico dei debiti non riscossi dal 2000 in avanti è di circa 986 miliardi ed è composto da quelli dei soggetti falliti (152miliardi), dei soggetti deceduti o delle aziende cessate (130 miliardi) e dei nullatenenti (123miliardi). Tra questi ultimi ci sono anche gli evasori, ma anche qui si è obiettato che chi opera con false dichiarazioni e prestanome, e risulta negativo all’anagrafe tributaria, tiene nascosti milioni, somme molto più grosse di 5mila euro. Infine ci sono 445miliardi di debiti già sottoposti a procedura esecutiva, la quale spesso non va a buon fine perché si scontra con beni tipicamente impignorabili come la prima casa, l’auto utilizzata per il lavoro e uno stipendio basso del quale non si può pignorare più di 1/5. La questione ovviamente è anche politica. Il condono, non solo fiscale, negli anni ha sempre contribuito ad attrarre, identificare e tenere saldo il bacino elettorale della maggioranza, e stavolta non è diverso. Pur essendo in carica un governo di larghe intese, infatti, che non dovrebbe rendere conto ad un particolare elettorato e nel quale le responsabilità si confondono, il condono è stato fortemente sponsorizzato da una precisa parte politica, da sempre sostenitrice di questo tipo di misure. La Lega di Matteo Salvini chiedeva una misura ancora più incisiva, volendo aumentare la soglia del valore delle cartelle da stralciare fino a 10mila euro. Insomma, la prima riunione dell’Esecutivo è stata accesa e ancora una volta al suo interno si sono definite le posizioni di forza senza che PD, LeU e M5S siano riusciti ad aggiungere molto, se non tenere bassa la soglia massima prevista per l’ennesimo colpo di spugna alla giustizia fiscale. C’è poi da considerare anche che l’articolo 77 della Costituzione limita l’adozione di decreti legge ai «casi straordinari di necessità e di urgenza»: in questo caso che urgenza c’era per il condono, considerando che sono coinvolte cartelle giacenti da oltre 11 anni? Si tratta, inoltre, di debitori che avrebbero potuto beneficiare di tutta la serie di condoni varati negli anni passati (da ultimi, i tre cosiddetti “Decreti rottamazione”). Allora ci si chiede: se la ratio del Decreto Sostegni è far fronte alle difficoltà economiche dei contribuenti, acuite dalla pandemia, non sarebbe stato più utile incassare, anche una minima parte di quei crediti, per sostenere le altre misure di welfare? Seppure questo condono può essere giuridicamente e razionalmente condivisibile, in un paese dove l’evasione fiscale interessa oltre 100 miliardi l’anno, appare una scelta contraria ad ogni forma di etica e giustizia sociale.

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